Il ‘valore sociale’ della proprietà edilizia

di Achille Pusinanti

Pubblicata il: 11 Apr 2014

C he valore sociale si attribuisce nel nostro Paese alla proprietà edilizia? Se dovessimo basarci sulle parole ricorrenti nei discorsi di uomini politici o di economisti o su quello che spesso leggiamo, ascoltiamo, vediamo sui mass media, si direbbe ben poco. Spesso l’investimento in edilizia viene considerata una ‘cementificazione’ di risorse sottratte ad impieghi più produttivi dimenticando che il settore delle costruzioni, oggi sempre più orientato al riuso e alle ristrutturazioni, ed i settori ad esso collegati, costituiscono un ‘pezzo’ fondamentale dell’economia, che non funziona se la proprietà edilizia non è nelle condizioni di investire. In fondo, di questa mistificazione si sono nutriti e si nutrono gli ideologhi degli inasprimenti fiscali sulla proprietà che infatti sono andati oltre ogni limite, contribuendo alla perdita di valore degli immobili ed al crollo degli investimenti. Altri esempi possono essere fatti: si consideri il devastante fenomeno della morosità. È giusto come si stà facendo (troppo poco) intervenire in aiuto degli inquilini a basso reddito in difficoltà, ma quando capita di sentire una parola spesa per ricordare i costi enormi in cui incorre il locatore in questi casi? Stiamo parlando,per ogni caso, di migliaia di euro fra affitti non percepiti, tasse pagate su redditi inesistenti, costi per procedimenti legali bizantini e lunghissimi. Troppo spesso il proprietario o il locatore vengono associati ad un’immagine di ricchezza o di forza contrattuale. Ma stanno così le cose? Possedere un immobile per abitarlo o affittarlo non significa disporre di redditi alti. Anzi, molto spesso i proprietari si identificano con anziani che dispongono di redditi da pensione o poco altro. Quanti sono i condomìni in Italia che non riescono a programmare ammodernamenti o innovazioni, in presenza di condòmini non in grado di assicurare la propria quota? E quante sono le civili abitazioni su cui da anni non si interviene nelle necessarie manutenzioni perchè il reddito del proprietario non lo consente? Ben venga la politica delle detrazioni fiscali, ma quante sono le famiglie, anche di proprietari, non interessate perchè incapienti? Vale la pena ricordare che gli immobili costituiscono certo un complesso di beni privati, ma costituiscono anche parte essenziale del capitale fisso della nazione, la cui valorizzazione o il cui degrado segna inequivocabilmente la qualità dei nostri centri urbani. Eppure, basta attraversare le Alpi, per intravvedere un riconoscimento ben diverso della proprietà edilizia. Non si può certo dire che la Francia dedichi meno attenzione dell’Italia ai problemi di chi non è proprietario della propria casa: basta considerare il numero di alloggi sociali ben superiore al nostro. Eppure non manca un’attenzione particolare ai problemi della proprietà edilizia, a cominciare dai proprietari dotati di redditi bassi o bassissimi. Per far fronte a questi problemi funziona da anni una Agenzia Nazionale dell’Abitare (ANAH) che avvalendosi di un forte partneriato sociale e istituzionale elabora politiche a supporto del Governo e del Parlamento e sostiene i proprietari in determinate condizioni di reddito nelle azioni e negli investimenti che riguardano la sicurezza delle abitazioni, la realizzazione di adeguati standard civili, il conseguimento di migliori performance sul piano energetico, l’accessibilità e l’abbattimento delle barriere architettoniche, ecc. Importante è anche l’intervento assicurato a condomini non in grado di sostenere le spese di investimento necessarie nelle parti comuni degli edifici. L’Agenzia, strumento pubblico nazionale dotato di risorse pubbliche statali, collabora con gli enti locali nella definizione e realizzazione di piani di recupero o rigenerazione urbana per la parte afferente il patrimonio abitativo privato. Al di là dei caratteri di questa esperienza quello che và colto è il significato culturale che la sottende: il riconoscimento di un ruolo sociale della proprietà nel complesso delle politiche abitative. Se questa idea sì impiantasse anche nel nostro Paese si potrebbero affrontare moltissime questioni in modo innovativo, senza necessariamente prevedere forti esborsi di denaro pubblico. Si pensi solo alla possibilità di costruire fondi di rotazione destinati non a concedere risorse a fondo perduto , ma a sostenere, anche temporaneamente i proprietari che volessero intraprendere innovazioni e ammodernamenti. In sostanza, il proprietario non va lasciato solo nello sforzo di qualificare il suo patrimonio che costituisce certo un bene privato, ma anche un patrimonio sociale.

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