Unificazione IMU-TASI: la proposta di Legge in discussione peggiora la situazione

Pubblicata il: 11 Lug 2019

Unificazione IMU-TASI: la proposta di Legge in discussione peggiora la situazione

In discussione alla Camera dei Deputati la proposta di legge n. 1429 – intitolata “Istituzione dell’imposta municipale sugli immobili (nuova IMU)” – presentata con l’intento dichiarato dai proponenti di “riformare complessivamente l’imposizione immobiliare comunale nell’ottica di semplificarla, unificando l’IMU e la TASI in una sola imposta dal momento che, come si è visto, attualmente condividono la medesima base imponibile”.

In verità un obiettivo così ambizioso si traduce effettivamente nella mera sostituzione di due codici tributi con un solo nel modello di versamento, . E’ lo stesso dossier del Servizio Studi della Camera a notare che “la proposta non innova significativamente l’attuale disciplina positiva dei vigenti tributi”. La PdL conferma infatti nella loro totalità i moltiplicatori catastali che la manovra Monti aumentò da un giorno all’altro determinando la quasi triplicazione della tassazione patrimoniale sugli immobili. Non si tiene in nessun conto ciò che è avvenuto in questi anni con un calo dei valori immobiliari di quasi un quarto anche in ragione dell’alta tassazione patrimoniale.
In realtà la proposta in esame peggiora il quadro: con l’eliminazione della Tasi sparirebbe
l’obbligo per i Comuni di approvare con regolamento l’individuazione dei servizi indivisibili e l’indicazione analitica, per ciascuno di essi, dei relativi costi alla cui copertura il tributo è diretto. In sostanza invece di procedere alla vera realizzazione di una tassa dei servizi (questa era l’ispirazione iniziale, poi tradita, della TASI) si elimina anche concettualmente ogni traccia di questa impostazione.

L’eliminazione della TASI si risolverebbe oltre tutto in aumento di tassazione in capo ai proprietari. La legge che la istituisce, infatti, prevede che, nel caso in cui l’unità immobiliare sia occupata da un soggetto diverso dal titolare del diritto reale sulla stessa, l’occupante versi la TASI in una misura, stabilita dal Comune, compresa fra il 10 e il 30 per cento dell’ammontare complessivo.

Il giudizio critico su questa PdL tiene conto anche di altri elementi : non viene eliminata la tassazione degli immobili “inagibili o inabitabili e di fatto non utilizzati (solo ridotta) ; si consente ai comuni in modo generico di differenziare l’aliquota in relazione ai fabbricati a disposizione per i quali non risultino registrati contratti di locazione dal almeno due anni con il rischio concreto di un aumento delle aliquote per immobili che hanno perso ogni valore locativo o commerciale.
E si potrebbe continuare.

Quella che sta di fronte alla Camera è una proposta inaccettabile che rischia di peggiorare una situazione già largamente insostenibile.

Presidente ASPPI Nazionale  – Alfredo Zagatti

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