Quando la crisi si “chiama” morosità

di Cesare Boldorini

Pubblicata il: 17 Gen 2014

Lo sfratto per morosità è spesso l’unico strumento che consente al proprietario di recuperare le tasse già pagate sui canoni non percepiti e di rientrare in possesso del proprio immobile. Dai dati del Ministero degli Interni, nel 2012, gli sfratti esecutivi, in tutta Italia, sono stati 67.790, di questi 60.244, cioè l’89%, sono stati rubricati come sfratti per morosità. A Roma, il totale degli sfratti è stato di 7.743 unità, di cui quasi 7.000 quelli con l’etichetta per morosità. Per il 2013 non abbiamo dati ufficiali, ma sembra che si siano aggiunti ulteriori 1400 sfratti per morosità. E’ impensabile che 8 mila famiglie abbiano tutte deciso, per sfizio, di non pagare più il canone. Evidentemente, sono sopravvenute difficoltà insormontabili. Una risposta è necessaria, perché un inquilino moroso non giova a nessuno e un ritardo nella risposta rischia di far lievitare il numero delle morosità “dei furbi”, attirati dall’idea di ricevere sussidi e aiuti dalle Istituzioni, che si aggiungono alle morosità “incolpevoli”. La proposta formulata tempo fa dal Sindaco Marino di corrispondere 700 euro alle famiglie con redditi bassi, oltre a non avere copertura finanziaria, è inattuabile, comunque non risolutiva e soprattutto diseducativa, perché cavalca lo slogan dei movimenti per la casa secondo cui la casa dovrebbe essere gratuita. Le soluzioni concrete sono già state tracciate e hanno come obiettivo l’uscita dall’emergenza:

– attivare rigidi controlli sugli aventi diritto alle case popolari, in modo da favorire, anche forzosamente, una mobilità nell’assegnazione degli alloggi;

– bloccare la dismissione del patrimonio degli enti, utile a creare un cuscinetto abitativo a favore di coloro che non hanno diritto ad un alloggio popolare ma non possono permettersi affitti di libero mercato;

– incrementare l’adozione di contratti concordati con l’applicazione di maggiori e concrete agevolazioni;

– rifinanziare il fondo per l’affitto, e accelerare i tempi per l’erogazione dei contributi. A Roma, a fronte di 20 mila richieste, nel passato sono stati erogati 10 mila contributi a causa della carenza di risorse.

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