Mancata proroga sfratti: una giusta scelta da difendere

di Silvio Scarsi

Pubblicata il: 17 Gen 2015

Il nuovo decreto milleproroghe (D.L. 192 del 31 dicembre 2014) ha posto fine ad un odioso e scellerato rito, quello del blocco degli sfratti per finita locazione, che si protraeva ininterrottamente da oltre 35 anni. L’ultima proroga, scaduta il 31 dicembre del 2014 era la trentesima. Si tratta di un’importante decisione, che speriamo sia confermata dalla legge di conversione del decreto. Il Governo, finalmente, ha dato un segnale di discontinuità, da un parte, e di attenzione al diritto, dall’altra. Sì, perché è di palmare evidenza che non devono essere i proprietari di casa a sopportare il peso dei disagi delle categorie cosiddette “deboli”. I proprietari non possono e non debbono sostituirsi allo Stato nella tutela delle fasce meno fortunate. Dovendo considerare, nello stesso tempo, che la proprietà è un diritto primario del cittadino, costituzionalmente garantito, e tuttavia da trent’anni calpestato. Nel 1984 (31 anni fa) la Consulta aveva stabilito che un ulteriore intervento di proroga dei contratti ad uso diverso non sarebbe stato consentito. Nel 2003 (dodici anni fa), sempre la Corte Costituzionale aveva stabilito che “la procedura esecutiva, attivata da parte di singolo soggetto provvisto di titolo esecutivo giurisdizionale, non può essere paralizzata indefinitamente con una serie di pure e semplici proroghe, oltre un ragionevole limite di tollerabilità”. Siamo nel 2015, e ancora assistiamo a movimenti di protesta nei confronti di questo provvedimento (o per meglio dire “mancato provvedimento”) a nostro avviso sacrosanto. Speriamo che i Comuni e le Prefetture (le quali devono accordare l’assistenza della Forza Pubblica per l’esecuzione dello sfratto) non abbiano a opporre resistenza nei confronti del diritto. Mentre da più parti sentiamo gridare sconsideratamente a favore di un’ulteriore proroga, in pochi (ma noi siamo tra questi) si ricordano che, sull’altro versante, vi sono migliaia di famiglie e di piccoli proprietari che da anni attendono di rientrare nel possesso del loro immobile, e lo Stato gliel’ha sempre negato. Molti sono infatti i nostri soci che non sono riusciti a eseguire lo sfratto per effetto della mostruosa proroga, e che adesso sperano non vi sia l’ennesimo dietro-front del legislatore. Le recenti disposizioni in materia di sostegno per l’affitto e per la morosità incolpevole si inscrivono in un disegno che riteniamo corretto, nel quale lo Stato si fa carico delle difficoltà obiettive di chi, senza sua colpa, non è più in grado di pagare l’affitto. Lo stesso sentire deve ispirare identiche misure per le fasce deboli, senza danni per la proprietà. Troppo hanno già sopportato i piccoli proprietari per colpa di governi che sulle loro spalle hanno scaricato la responsabilità dell’assoluta mancanza di politiche per l’abitare e per l’housing sociale. Si pensi, solo per fare un esempio, al caso di chi ha acquistato un immobile dalla società per la cartolarizzazione degli immobili pubblici (SCIP) occupato da un inquilino con regolare contratto (molto spesso ad equo canone, trattandosi di locazioni risalenti nel tempo). In questo caso, l’inquilino per legge ha goduto del diritto di permanere nell’immobile per nove anni, scaduti i quali il proprietario ha potuto intimare lo sfratto per finita locazione. Ebbene, fino a ieri, nel caso in esame come in tutti i casi di contratti scaduti, magari da anni, ove il conduttore si trovasse in una delle condizioni previste dal blocco degli sfratti (ultrasessantacinquenne, reddito inferiore a 20.000 euro per nucleo familiare, disabilità) per il proprietario era impossibile rientrare nel pieno e legittimo possesso di casa sua, casa magari da destinare ai propri figli. Senza contare che sulla proprietà, che in questi casi incassa canoni assai modesti, incombono tasse sempre più elevate, spese di manutenzione straordinaria e molto spesso anche il mutuo. Di fatto solo costi, e l’immissione nel possesso prorogata ad interim. Fino a ieri, appunto. Speriamo che oggi, e soprattutto domani e per i giorni a venire, tutto questo non accada più.

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