Consumo di suolo: una realtà preoccupante e una legge per limitarlo

di Paolo Castaldi

Pubblicata il: 17 Gen 2015

Costituisce un importante passo in avanti la definizione, nei giorni scorsi, del nuovo testo base del disegno di legge volto a limitare il consumo di suolo, in discussione presso le Commissioni congiunte Agricoltura ed Ambiente della Camera dei Deputati. Concluso l’iter in Commissione, dovrebbe essere sottoposto al dibattito e al voto dell’Aula un testo largamente condiviso, già nel mese di Febbraio. Con questo testo di legge s’introducono nella normativa vigente i principi fondamentali di riuso, rigenerazione urbana e limitazione del consumo di suolo, attraverso la tutela e la valorizzazione dell’attività agricola. Il meccanismo previsto dalla Legge, ereditato da una proposta già condivisa con le Regioni, permette di definire una riduzione progressiva del consumo di suolo coerente con l’obiettivo europeo del consumo di suolo zero al 2050. La finalità è quella di garantire un’effettiva salvaguardia del suolo dai rischi di un’edificazione sconsiderata, come purtroppo è avvenuto in passato, e nello stesso tempo sostenere con misure positive le azioni di riuso e rigenerazione urbana che devono rappresentare il futuro dell’edilizia. Lungo è ormai l’elenco dei soggetti che hanno espresso consenso in merito alla proposta e soddisfazione per l’accelerazione di queste ultime settimane: dal Consiglio nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori che parla di «un epocale cambio di paradigma ed un nuovo approccio al governo del territorio che lega in modo logico e indissolubile la progressiva riduzione dell’utilizzo del suolo non edificato e la rigenerazione e il riuso delle città, e che è in linea con quanto auspicano da tempo gli architetti italiani. Tutto ciò non rappresenta solo una sana politica ambientale, ma anche l’unica possibilità, per Regioni e Comuni, di continuare a sostenere i costi dei servizi infrastrutturali, senza aumentare ulteriormente le tasse ai cittadini». Secondo Legambiente «la presentazione nelle Commissioni ambiente e agricoltura della Camera di un testo base di Ddl in materia di consumo di suolo è una buona notizia, perché permette di accelerare finalmente l’iter che dovrà portare all’approvazione di una legge ad hoc. Chiederemo al Governo e ai gruppi parlamentari di impegnarsi per arrivare in questa legislatura all’approvazione finale del testo». Plauso anche dalla Confederazione italiana agricoltori: «Ora però non bisogna perdere altro tempo, ma lavorare per arrivare finalmente a una buona legge. Noi la sollecitiamo da tempo e ci aspettiamo di essere coinvolti per giungere a una norma utile e condivisa». La stessa Cia sottolinea che si tratta di un provvedimento urgente, perché l’agricoltura continua a perdere terreno, minacciata costantemente dall’avanzata di cemento, incuria e degrado che solo negli ultimi vent’anni hanno divorato oltre 2 milioni di ettari coltivati. Anche Asppi concorda con i principi fondamentali del provvedimento che soddisfano un interesse generale, ma anche la esigenza dei proprietari di immobili di valorizzare il patrimonio esistente, difendendolo dalla svalutazione che consegue a scelte territoriali sbagliate e concentrando gli sforzi sulla sua riqualificazione. Tanto più urgente la necessità di compiere queste scelte a fronte di dati sempre più allarmanti forniti da Istituti e Centri di Ricerca. Fra gli ultimi quelli presentati nell’ambito del Rapporto 2014 sulla “Qualità dell’ambiente urbano” dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) Alcuni dei dati più preoccupanti riguardano proprio il consumo di suolo. Lo studio rileva, ad esempio, come le percentuali di suolo urbanizzato in Italia abbiano raggiunto livelli preoccupanti: Napoli e Milano si attestano al 60%, Torino e Pescara ad oltre il 50% ; inoltre, molte sono le città ad elevate percentuali di dispersione urbana; superano il 40% Bergamo, Brescia, Monza e Padova e anche tra alcune città del sud la percentuale è alta con Bari e Palermo che si attestano intorno al 40%, mentre nei comuni vicini le percentuali scendono al 30%. Nel capitolo dedicato all’edilizia sostenibile del Rapporto si mette in evidenza quindi l’importanza degli interventi di rigenerazione e la necessità di agire sul patrimonio edilizio esistente per ridurne gli elevati consumi energetici. Nella nota dell’ISPRA si pone l’accento anche sulle conseguenze ambientali che gli interventi urbani provocano; l’area totale a rischio, nelle 45 città attraversate da faglie capaci, è circa il 2,5% del territorio analizzato. La pericolosità da fagliazione superficiale è assai rilevante a Reggio Calabria, Messina, Catanzaro e Cosenza; è rilevante a L’Aquila, Siracusa, Ragusa e Benevento e non trascurabile a Trieste, Udine e Perugia, mentre è poco rilevante nelle altre 34 città. Inoltre sono state censite oltre 14.000 frane per un’area complessiva in frana pari a quasi 390. Potenza, Matera, Trento, Genova, Ancona, L’Aquila e Perugia presentano i valori più elevati sul territorio comunale, mentre i comuni che ricadono prevalentemente in aree di pianura presentano un dissesto da frana molto basso. La stima della popolazione esposta supera i 3.000 abitanti a Genova, Trento, Perugia, Ancona, Potenza, Catanzaro, Reggio Calabria e Messina.

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